Archive for October, 2009

NEL NUOVO POSTO BARCA (MENO MALE CHE CE L’HANNO TENUTO)

Monday, October 26th, 2009

Ancora sole, ma vento ben poco. Partiamo comunque perché dobbiamo portarla nel nuovo posto barca ma la facciamo tutta a motore. Fa un caldo incredibile, il mare piatto: la giornata perfetta per fare apnea a San Fruttuoso…czz! Non abbiamo dietro niente, che stupidi!!!
Proviamo un po’ con la randa quando ormai siamo già a Genova ma non ci dà molta soddisfazione, il vento è proprio poco. Va bè, entriamo in porto e con grande gioia scopriamo che il nuovo posto barca è larghissimo! In realtà ci mettiamo 2 ore a trovare l’entrata…per poco non ci infiliamo nell’aeroporto. Stendiamo un velo pietoso sul colore dell’acqua.

vale

notare il candeliere piegato

notare il candeliere piegato

troppo vento

troppo vento

CAZZEGGIO

Sunday, October 25th, 2009

Giornata stupenda, sembra estate. Rimpiangiamo tantissimo di non esserci portati muta e pinne, sarebbe perfetto per un’immersione.
Oggi rimaniamo ormeggiati a fare qualche lavoretto e a goderci il sole e…la cena a base di aragosta! Tale è lo spirito del cazzeggio che ci anima che montiamo pure i cuscini esterni…

vale

fermi nel porto di Lavagna

fermi nel porto di Lavagna

DELFINI!!!

Saturday, October 24th, 2009

La missione del weekend è verificare il livello di impeditezza dell’equipaggio nonché il trasferimento nel nuovo posto barca (che si trova a ben 3 miglia da quello attuale). Ci piacerebbe farci un giro alle Cinque Terre ma “forse” Santa Margherita o giù di lì è una meta più adatta a noi. Prima di partire Ivan prova a chiedere lumi sul timone (come czz è che è così duro?) al tipo del cantiere ma c’è un varo in corso e viene cagato meno di una formica ad un banchetto di leoni (Ivan vorrebbe pure vedere il varo ma alla Vale non frega una cippa).

Va bè, partiamo lo stesso con ‘sto timone di merda. Vento abbastanza sostenuto (“fresco”, come direbbe un capitano che si rispetti) e qualche problema all’uscita dall’ormeggio (come al solito sbagliamo e insistiamo ad uscire dal lato dei mercantili). Il timone è persino più duro del solito. Le prime 4 miglia le facciamo al traverso ad una buona velocità su una rotta totalmente cannata (anzi, cannata solo a metà, 90 invece di 180 gradi, come precisa il tattico). Infatti non riusciamo a togliere dal nostro orizzonte la lanterna di Genova. Ce l’abbiamo sempre dietro. La Vale non osa dirlo ma ha qualche sospetto sulla correttezza della rotta…non dovremmo essere già arrivati? Al momento “x” (calcolato alla perfezione con 270 operazioni di carteggio) il tattico decide di poggiare verso Portofino. Ora la rotta è corretta (ma poggiare prima no eh?) ma è la velocità ad essere deludente, 4/4.5 nodi massimo. Per un po’ proseguiamo di poppa piena sempre più lenti…la Vale sta per addormentarsi. Alle 16 siamo ancora in vista di Portofino (ma in vista, mica di fronte…). Meno male che la provvidenza ci dà una mano: cala il vento completamente e dobbiamo accendere il motore. Sarà la nostra salvezza. La Vale profondamente rincuorata inizia a fare foto a tutto spiano e a godersi finalmente il viaggio, una volta conquistata la certezza che saremmo arrivati a destinazione prima del buio. Superiamo Santa Margherita (non hanno posto), Rapallo (volevano solo 140 euro), Chiavari (c’è una manifestazione) e a questo punto se non ci ospitano a Lavagna ce l’abbiamo nel …. . Ovviamente la radio non funziona. Il comandante vince a sorte il compito di telefonare agli ormeggiatori i quali, al suo annuncio “pronto sono Revelli”, non lo cagano di striscio. Chi se ne frega, entreremo come al solito in autonomia sbattendocene dell’etichetta. Con la prua già posizionata sull’ingresso del porto colpo di scena: avvistiamo un delfino, poi un altro, poi altri 2…in men che non si dica Obsession è circondata da diversi gruppi di delfini e non sappiamo più da che parte guardare…avanti e indietro davanti al porto inseguendo i delfini, continuiamo a girare intorno esaltatissimi. I delfini, un tramonto bellissimo, che figata! Solo l’oscurità ormai incombente (e in intensificazione) e il freddo ci costringono a rientrare.

Ricapitolando: stiamo entrando che è buio, non abbiamo avvertito gli ormeggiatori e sul portolano “a fumetti” non si capisce dove czz è il pontile per il transito. Assumendo una sguardo innocente, con nonchalance ci infiliamo nel primo posto libero che troviamo e solo dopo cerchiamo l’ormeggiatore per provare ad impietosirlo. Niente da fare, lui si dimostra inflessibile e ci fa sloggiare all’istante, indicandoci un piccolo buco, nascosto in un angolo del porto, in mezzo a un guazzabuglio di barche ormeggiate una sopra l’altra, accessibile da un canale strettissimo dove non passerebbe nemmeno un canotto (nel frattempo si è fatto talmente buio che nemmeno vediamo l’ormeggiatore che si sbraccia dal pontile per mostrarci il “buco”). Ormai ci siamo e sono cavoli del cinghiale come al solito. La Vale vorrebbe non essere sulla barca ma ormai non può scendere. Pregando tutti i santi del paradiso e anche quelli dell’inferno ci infiliamo ad occhi chiusi in quel casino di trappe e per un vero miracolo non c’è bisogno di ripetere la manovra. Diamo solo una piccola bottarella a un Grand Soleil vicino a noi ma voglio vedere chi non l’avrebbe fatto (incluso quello sborone del proprietario che si è subito precipitato in coperta ad urlarci che czz fai?).

vale

arrivati (alla buon'ora) e stanno per arrivare anche i delfini

arrivati (alla buon'ora) e stanno per arrivare anche i delfini

il promontorio di Portofino

il promontorio di Portofino

IL VARO (STENDIAMO UN VELO PIETOSO)

Sunday, October 11th, 2009

Finite tutte le pulizie e lucidature varie non abbiamo più scuse, dobbiamo provare ‘sta barca. Abbiamo finito con l’ultima cosa che ci mancava da sistemare, il fonoassorbente, la sera prima, e adesso o usciamo o facciamo la figura degli impediti. A dire il vero senza ammetterlo nemmeno con noi stessi cerchiamo una scusa per non uscire, ma non c’è speranza. C’è il sole, fa caldo, pochissimo vento: ideale per due principianti sfigati.

Già all’uscita dall’ormeggio ci rendiamo conto che la barca è veramente grossa e lo spazio veramente stretto: è un miracolo se ne usciamo indenni (lo sguardo di terrore di Ivan la dice lunga sul controllo che ha del mezzo). Meglio non pensare al rientro…tanto saranno solo czz di Ivan visto che la Vale ha deciso di non assumersi nessuna responsabilità in qualità di non patentata. Tanto per cominciare non sappiamo da che parte si esce e veniamo superati da una canoa…in un attimo di annebbiamento confondiamo destra-sinistra-faro verde-faro rosso e non ci ricordiamo più una mazza. Alla fine prendiamo l’uscita dei mercantili sperando che non ci sia nessuno in entrata. Grande nota positiva dal motore: ci aspettavamo che saltasse in aria all’accensione invece va di brutto.

Per nostra grande fortuna il vento non supera mai i 10 nodi, anzi sta ben al di sotto, e ci permette di issare la randa in tutta tranquillità. Due ore per tirarla su…è più grande della casa della Vale…meno male che il vento è nullo. Ci rendiamo conto di non essere mai andati su una vera barca. E anche che con vento al di sopra dei 15 nodi per il momento non possiamo uscire. E pure che non è opportuno strambare, solo virate per adesso. Come avere una ferrari e andare sempre in seconda (la scritta “ITA” sulla randa è imbarazzante). Nonostante tutte queste limitazioni la barca sembra andare da sola (il timone è così duro che è perennemente bloccato e obsession non si sa come tiene ma le andature senza che noi facciamo niente) e viaggia come un treno (certo, anche noi eravamo abituati a uscire con un chiodo). Ovviamente di uscire di fiocco non se ne parla, per oggi può bastare la randa e quando il vento sfiora i 10 nodi la sentiamo già fuori dal nostro controllo. In coperta 200 drizze che non si sa a che czz servono e forse non lo impareremo mai. Prima di virare 5 minuti di consultazione su quale sia la sartia volante da cazzare.

Dopo 3-4 ore di zig-zag davanti a Genova (forse ci azzardiamo addirittura a giungere in prossimità di Arenzano) decidiamo che come prima uscita può bastare e rientriamo. Ivan vorrebbe continuare all’infinito piuttosto che ormeggiare…Rientrando in porto il comandante afferma di “non riuscire a tenere la barca nei limiti previsti dalla legge”, e anche con il motore al minimo è troppo veloce. E questo si rivelerà fatale. Infatti in totale assenza di vento e sotto gli occhi di tutti (come per magia il pontile si riempie di gente proprio mentre stiamo arrivando) la barca, in delicatissima fase di manovra in retromarcia, sfugge al controllo e in batter d’occhio si schianta su un motoscafo vicino. Per fortuna sul motoscafo non c’è nessuno e l’unico a rimetterci è uno dei nostri candelieri che poverino adesso è tutto piegato. Ma quanto czz è stretto il nostro posto??? Siamo la barca più grossa del pontile uffa…Colpa della forma “ a goccia” però…e di quella merda di barca a motore con quella punta sporgente…Ivan mortificatissimo non riesce nemmeno a parlare (e questo sì che è grave). Sarà dura ma prima o poi questa barca verrà domata…

vale

una randa al di fuori della nostra portata

una randa al di fuori della nostra portata

in compagnia dei mercantili

in compagnia dei mercantili


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